K-DUE canta l'amore

11.07.2020

K- DUE nasce ad Aversa nell'84 e cresce con la black music, ereditando la passione per la musica dal padre batterista.

A quattordici anni inizia a comporre le prime rime, poiché nella sua città all'epoca si respirava molto l'aria hip hop. Qualche anno fa fonda anche un gruppo, poi scioltosi, con il quale si fa conoscere nei locali, collaborando con gente di spicco del panorama musicale.

Dopo un periodo abbastanza buio, da qualche tempo ha ripreso a scrivere, come necessità e terapia personale.

K-DUE dichiara "Che genere faccio, dove mi porterà... non ne ho idea, so solo che farlo mi fa stare bene!".

L'artista ha già all'attivo due singoli, intitolati 'Marte e Venere' e 'Scarabocchi'.

Nel brano 'Marte e Venere', il tema è una storia d'amore finita da poco, ancora presente e forte nel ricordo di un uomo che, nonostante cerchi di autoconvincersi, probabilmente non trova risposte e conferme.

Con 'Scarabocchi' torna il tema ricorrente dell'amore finito ma sempre vivo nel desiderio. Qui si percepiscono una maggiore consapevolezza e serenità rispetto al testo precedente. La rabbia lascia ora posto al dolce ricordo della donna amata, così bella con i suoi sorrisi.

https://open.spotify.com/artist/36H4Z1yo0L98LJtjJQh0oY?si=O8dPxgXqRaaSGjnRZgIvZQ



È già in progetto un concept EP di 6 tracce, così definito sia per le sonorità sia per i testi.

Dal 19 giugno sarà disponibile, su tutti i digital stores, il nuovo singolo dal titolo 'Patti'. Il videoclip sarà online alcuni giorni dopo l'uscita del brano.

'Patti', insieme a 'Marte e Venere' e 'Scarabocchi', sembra comporre un puzzle perfetto, in cui il nobile sentimento chiamato 'amore' viene scandagliato in un tripudio di emozioni contrastanti.

L'artista confessa "Anche se non è stato il brano di debutto, 'Patti' è il primo singolo prodotto dopo il mio stop artistico. Venivo da un periodo abbastanza buio ed è stato proprio questo che mi ha portato a riprendere. Il testo è carico di una rabbia ancora fresca e di malinconia per ciò che non tornerà più. Mentre componevo il brano, iniziavo ad elaborare ciò che mi era accaduto. Forse l'ho scritto perché avevo paura che tutto finisse e fosse dimenticato. Volevo rendere immortale ciò che stava per morire...".

"Hai visto poi

sono tornato a scrivere

ora che il tempo mi sorride

ed io non so più ridere"

Il tema è ancora una volta l'amore, un impulso tanto profondo e sincero, quanto complicato e sofferto.

"Noi siamo il più grande amore

che però non ci ha creduto"

K-DUE grida un sentimento forte, che dovrebbe essere odio ma purtroppo è ancora amore. L'artista cerca conferme dalla donna agognata, che però non tornerà mai più accanto a lui.

Questo groviglio di sensazioni viene espresso appieno nel ritornello.

"Perché vorrei odiarti in fondo

Quello che cerco è ancora là

Io che non riesco a stare al Mondo

Quello che voglio non tornerà"

Il protagonista si colpevolizza poi di non aver saputo capire e proteggere quel prezioso dono che, per un attimo, ha potuto stringere tra le sue braccia.

"E cerco di non ricordare

che non ti ho saputo amare

...

La cosa più importante al Mondo

e non ne tenevo conto"

La voce di K-DUE forse è ancor più asciutta e battente rispetto ai precedenti brani. Qui la rabbia, principalmente rivolta verso se stesso, prende il sopravvento ed il cantante sente l'esigenza di far arrivare il messaggio dritto, senza mezze misure.

Le sonorità, seppur fresche e studiate, si sviluppano in una base essenziale, che colpisce le parole, alle quali viene lasciato il più ampio spazio. Si tende infatti a sottolineare i versi, accentuandoli senza mai sopraffarli. Solo il ritornello concede un maggior respiro alle note, che si liberano per un breve istante e chiudono dolcemente il pezzo. Questo mood, tipico di K-DUE, viene qui decisamente evidenziato ed ancora una volta esprime l'esigenza dell'artista di mettere in primo piano il testo. Una reminiscenza del rap 'vecchio stile', di sfogo puro, in cui più che alla forma si guarda al contenuto e ciò che si dice è più importante rispetto al come lo si dice.

La cover del singolo, come le precedenti, è stata curata da Francesco Nappa e trae ispirazione da un'opera di Daniel Arsham (from the exhibition 'Fictional Archeology' at Galerie Perrotin Hong Kong , 2015).

Un'essenzialità disarmante che racchiude nell'immagine l'essenza del concetto espresso dal brano. Viene riportato il particolare di una statua marmorea, in cui appaiono due braccia, con le mani che intrecciano le dita fra di loro, in un tanto armonico quanto saldo legame. L'idillio è però turbato da alcuni segni del tempo, che hanno intaccato le superfici della scultura, una volta lisce e perfette.

La copertina segue assolutamente la linea dei due precedenti lavori.

K-DUE ancora una volta ha dato sfogo ai propri sentimenti e stati d'animo, attraverso quel suo modo di trasmette sensazioni in maniera diretta ed immediata, che ormai abbiamo imparato a conoscere.

Non ci resta che attendere l'uscita di 'Patti', per calarci in un vero e proprio vortice di passioni!

Stefania Castino