MAURIZIO PIROVANO “Il tempo perduto”

14.12.2018

Nato a Lecco nel 1974, Maurizio Pirovano è un cantautore italiano dallo stile inconfondibile.

La sua musica, che prende il via nel 2005, evidenzia una grande passione per la chitarra ed una mescolanza di sonorità rock, pop e folk, che unisce melodie tipiche del rock nordamericano (U2, Soundgarden, Pearl Jam...) a testi poetici, ispirati ai grandi cantautori nazionali degli anni '70, come Battisti, De André e De Gregori, abbracciando anche Ligabue ed i Negrita. Il risultato è uno stile di facile comprensione, che arriva diretto a chi ascolta.

Nel 2009 Pirovano pubblica la sua opera prima, dal titolo "Il tempo stringe". Da quel momento un'escalation che lo porta, nel 2017, alla realizzazione del quinto album, "Il tempo perduto", costituito da 11 brani ed anch'esso, come i precedenti, sotto l'etichetta Latlantide.

Quest'ultimo lavoro vuole trasmettere un messaggio molto importante: non si può rimpiangere il tempo perduto e non si può guardare la vita da uno schermo, perché il tempo è la sola cosa di cui siamo veramente padroni.

La copertina raffigura il cantautore, accanto alla sua chitarra, su di uno sfondo astratto e molto armonioso. Tematiche profonde, brillanti elementi compositivi, una base ritmica interessante, sono gli elementi cardine di un lavoro in cui si alternano ritmi flamencati, influenze moderne d'oltreoceano e sonorità dance.

Un album che sottolinea la triste realtà odierna, in cui prevalgono purtroppo individualismo ed egocentrismo, che non lasciano posto ai valori reali ed al piacere del contatto diretto tra le persone, aprendo la strada ad una inesorabile solitudine, fatta di emoji e like sui social. Arrendersi alla quotidianità, senza reagire o ribellarsi, uccide amori, sogni e speranze di ognuno di noi. Pezzi come "Lasciati andare", "Stato di allucinazione apparente" e la stessa title track, sono l'emblema di questo malessere.

Nulla è però perduto, esiste uno spiraglio di speranza, che emerge ad esempio in "Lasciati andare", il singolo di lancio dell'album, una canzone comunque solare che, partendo con una sezione ritmica accattivante, invita l'ascoltatore a porsi domande esistenziali, sottolineando quanto sia importante la prospettiva da cui si guarda la vita. In "Stato di allucinazione apparente", invece, la frase simbolica "Mi aggrappo alla speranza e non so dirti quale" evidenzia sì una profonda disillusione ma affiancata da una grande volontà di rivalsa, la ribellione di un uomo che ha deciso di non farsi trascinare dagli eventi ma di governarli.

Un album di facile ed immediata fruizione, che fa però riflettere, dimostrando che la musica d'autore italiana può raccontare la complessità della vita in una maniera molto naturale, come quando ad un bimbo si spiegano cose apparentemente difficili, che però lui recepisce con una naturalezza disarmante.

L'ascolto di queste tracce e le doverose riflessioni che ne conseguono, non nuoceranno di certo a tutti noi.

Stefania Castino